Raoul Follereau l’apostolo dei lebbrosi, pacifista e filantropo, definito anche come “profeta dell’umanità” ha scritto anche coinvolgenti poesie. Fra queste “Gargarismi abituali di gente felice” (in Gauthier, Mazzolari, Paoli, La collera dei poveri, Edit. Gribaudi 1967) di cui riporto alcuni versi:
Crede che la vita
Sia la sua vita
L’universo
Il suo piccolo universo
……………………
Ditegli “la fame”
Scuote il capo
Ma non capisce
Come volete che capisca?
Egli non ha mai avuto fame
Dedico questi versi a coloro che di quanto accade in Medio Oriente sanno solo dire: “ma come farò per la mia vacanza? I voli saranno sicuri? E a coloro che guardano in tv le scene di guerra come se si trattasse di una partita di calcio. Ovvero in termini di chi vince o chi perde ma senza un pensiero a coloro che muoiono, che soffrono la fame, che sono costretti a lasciare le proprie case ,ad andare via con pochi bagagli e con tanta angoscia.
A questa “gente felice” nemmeno importa dell’aumento del prezzo dei carburanti… E dell’inflazione forse hanno piacere perché accresce il loro patrimonio.
Mentre negli occhi ho sempre le immagini dei bambini di Gaza che si affollano attorno a una marmitta tendendo una ciotola con occhi imploranti.
Ma non voglio essere solo negativo. Nel mondo c’è anche tanto bene… Ci sono coloro che assistono amorevolmente un parente disabile. O i volontari che accorrono nelle località colpite da disastri naturali. Oppure una coppia di anziani che vanno a fare la spesa sorreggendosi a vicenda. Camminano con fatica ma vedo in loro amore e solidarietà.
Una giovane madre gravemente ammalata che si mostra sorridente ai suoi bambini e gioca con loro anche se nel suo cuore c’è angoscia per la paura di doverli abbandonare.
Un immigrato che lavora sette giorni su sette, tutto l’anno per inviare soldi in Africa agli anziani genitori che non hanno possibilità di mantenersi.
Gesti sublimi di persone semplici, un riflesso dell’amore di Dio. Sono gli eroi, le eroine del nostro tempo. Sono i Santi della porta accanto di cui ha parlato Papa Francesco.
“Hanno sperimentato – ha detto Papa Francesco – la fatica quotidiana dell’esistenza con i suoi successi e i suoi fallimenti, trovando nel Signore la forza di rialzarsi sempre e proseguire il cammino. Da ciò si comprende che la santità è un traguardo che non si può conseguire soltanto con le proprie forze, ma è il frutto della grazia di Dio e della nostra libera risposta ad essa”. E nello stesso discorso ha assegnato a questi Santi anonimi il più grande di tutti i riconoscimenti affermando “vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio’.
Poi, nel quotidiano ci sono anche gesti più comuni, piccole rinunce, che sono anch’esse attestazione d’amore, come quei nonni che rinunciano a qualcosa (un viaggio, un pranzo al ristorante) per fare un regalo ai nipotini. O la mamma che è in ansia e cerca di risparmiare sulla spesa perché i bambini sono cresciuti e hanno bisogno di scarpe nuove.
Uno degli ultimi scritti di Papa Francesco è la splendida Esortazione Apostolica “C’est la confiance” dedicata appunto a Santa Teresa di Lisieux che ha posto in risalto il valore delle “piccole cose”, quelle che la civiltà dell’usa e getta, intrinsecamente disprezza.
Papa Francesco afferma: “Teresina vive la carità nella piccolezza, nelle cose più semplici dell’esistenza di ogni giorno, e lo fa in compagnia della Vergine Maria, imparando da lei che “amare è dare tutto e donare se stessi”.
“Infatti – si legge nell’Esortazione Apostolica – mentre i predicatori del suo tempo parlavano spesso della grandezza di Maria in maniera trionfalistica, come lontana da noi, Teresina mostra, a partire dal Vangelo, che Maria è la più grande del Regno dei Cieli perché è la più piccola (cfr Mt 18,4), la più vicina a Gesù nella sua umiliazione. Lei vede che, se i racconti apocrifi sono pieni di episodi appariscenti e meravigliosi, i Vangeli ci mostrano una vita umile e povera, trascorsa nella semplicità della fede”.
Papa Francesco ha sottolineato “C’est la confiance. È la fiducia […] che ci aiuta a togliere lo sguardo da noi stessi, è la fiducia che permette di porre nelle mani di Dio ciò che soltanto Lui può fare. Questo ci lascia un immenso torrente d’amore e di energie disponibili per cercare il bene dei fratelli!”.
Tutto questo assume un valore metafisico: solo l’amore salva il mondo. Perché altrimenti esso, con le sue ingiustizie, le guerre, la fame (che tutti i progressi della scienza e della tecnica non hanno aiutato a debellare) non meriterebbe di esistere. L’arroganza dei poteri forti lo fa apparire un abisso senza fondo.
Solo i gesti d’amore (grandi o piccoli cha siano) che sono propri soprattutto della gente umile rendono la vita degna di essere vissuta.
Gabriele Parenti