E’ fin troppo facile sottolineare la differenza tra il violento, inaudito attacco di Trump al Papa e la misurata ma dura risposta di Leone XIV. Questo affondo del Presidente americano sarà per lui un vero boomerang in quanto ha sollevato proteste in tutto il mondo. E a quanti dicevano che i ripetuti e accorati appelli di Papa Leone cadevano nel vuoto e li reputavano inefficaci, proprio Trump ha dimostrato che non è così, che le parole del Papa hanno un peso rilevante nell’opinione pubblica mondiale.
Inoltre, chi, in questa circostanza, è andato a leggere i vari appelli di Leone XIV si è accorto che non sono una generica invocazione per la pace ma chiamano in causa precise responsabilità di chi ha scatenato questa guerra in violazione di tutte le norme del diritto internazionale.
E chi, fuorviato dall’atteggiamento pacato e composto di Leone XIV lo aveva scambiato per debolezza, ha visto adesso giganteggiare la figura del Papa di fronte all’atteggiamento scomposto di chi lo ha attaccato, in un modo che nemmeno i leaders sovietici nel pieno della guerra fredda, avevano mai osato fare.
Stalin -ammesso che l’abbia veramente detto – avrebbe chiesto ironicamente quante divisioni avesse il Papa. La storia ha mostrato che si trattava di un’ironia fuori luogo. Trump si accorgerà anche lui di quali sono le divisioni del Papa.
Il gesuita Padre Antonio Spadaro, ha giustamente rilevato che questo attacco è una dichiarazione di impotenza. Non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla. “Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso”.
E nella trasmissione Omnibus l’ambasciatore Michele Valensise, Presidente dell’Istituto Affari Internazionali ha detto di ritenere che la dichiarazione molto dura di Trump non nasca dal nulla. E ha aggiunto: “Ricordiamo un fatto al quale forse non abbiamo dato troppa attenzione. La sera di martedì 7 aprile, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum, quello che avrebbe potuto portare alla ‘cancellazione della civiltà persiana’, Il Papa ha fatto una dichiarazione molto precisa, molto esatta, definendo come inaccettabile il comportamento di Trump, la linea seguita dagli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran e in particolare con l’imposizione di quest’ ultimatum drammatico che sembrava fossimo sul baratro di una di una guerra universale”.
E il boomerang di Trump viene sottolineato anche dalla solidarietà espressa dal Presidente dell’Iran. E il Presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha elogiato la “posizione coraggiosa” del Papa.
Sì lo so che probabilmente sono dichiarazioni strumentali, una mossa propagandistica ma di fronte al linguaggio offensivo del Presidente americano queste parole non possono non risuonare gradite agli orecchi dei cattolici.
D’altronde il primo boomerang di Trump era stato aver scatenato la guerra in modo unilaterale. Di conseguenza il regime iraniano, esecrato dall’opinione pubblica mondiale per i suoi atteggiamenti fondamentalisti e tirannici ha finito per essere guardato con quella simpatia che si ha sempre verso che viene aggredito.
Ed è più forte di prima. Perché, quando si è sotto le bombe di un Paese straniero, il dissenso interno di solito si attenua. Questo lo sapevamo tutti, anche noi gente comune. Chissà perché non lo sapessero alla Casa Bianca.
La stessa chiusura dello stretto di Hormuz non viene considerata dall’opinione pubblica mondiale, un atteggiamento antioccidentale ,ma una forma di autodifesa.
Nell’anno 452 Papa Leone I incontrò Attila che stava devastando l’Italia. Non si sa esattamente cosa si dissero ma il re degli Unni accolse l’appello del Papa e abbandonò l’Italia. E Attila era un barbaro.
Gabriele Parenti