La Regione Toscana ha recentemente introdotto nello Statuto il diritto alla felicità. O meglio ha inserito il principio del “diritto al perseguimento della felicità nell’interesse generale”.
Formula non facile da interpretare perché sembra quasi un ossimoro.
A prescindere dal fatto che questo “diritto “è piuttosto un’aspirazione ed essa è insita in ogni persona, senza bisogno di essere codificata, avrei preferito che si aggiungesse “nel rispetto delle leggi e degli altrui diritti”. E’ vero che nella modifica dello Statuto si precisa “nell’interesse generale” ma la formulazione mi pare vaga mentre sappiamo che purtroppo la ricerca della felicità è individualistica e non di rado viene attuata anche con comportamenti poco ortodossi.
In secondo luogo questo americanismo non mi è mai piaciuto. Anche perché nella formulazione redatta da Thomas Jefferson nella Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 mi sembra un’esaltazione del liberismo e di quello spirito dei pionieri che provocò qualche infelicità nei Nativi americani.
E mi piacerebbe sapere anche in che modo Jefferson abbia spiegato ai suoi schiavi come avrebbero potuto far valere il loro diritto a al perseguimento della felicità. (E non solo Jefferson! come si legge in https://www.ilfoglio.it/cultura/2021/11/23/news/new-york-cancella-thomas-jefferson-aveva-degli-schiavi–142569)
Tornando ai tempi nostri, avrei preferito sentire parlare più modestamente di diritto alla serenità ovvero a condurre una esistenza libera e dignitosa, come giustamente e in modo impeccabile è scritto nella nostra Costituzione.
Perché la felicità (che mi è sempre sembrata legata all’ideologie delle destre e a una cultura edonistica ) è un concetto astratto che nel corso dei secoli è stato declinato nei modi più diversi Può andare da “un bicchiere di vino con un panino” come canta Al Bano fino al possesso di ville e mega yacht da svariati milioni (e talvolta non basta ancora). Perché sebbene si ami dire che i soldi non danno la felicità si sa che ne sono l’espressione più evidente.
E poi, per dirla tutta, se proprio dobbiamo andare a cercare all’estero fonti di ispirazione, al diritto alla felicità preferisco il motto liberté, egalité, fraternité.
Gabriele Parenti