Non ci sono solo le liste d’attesa o le necessità sempre più frequenti di ricorrere al privato che sono aspetti prioritari e sono anche i più eclatanti della crisi della sanità pubblica.
Ci sono varie altre problematiche che vanno anch’esse affrontate.
Leggiamo nell’articolo de Il Sole 24 ore “Farmaci, la spesa schizza sopra i 25 miliardi: revisione del prontuario in pista” del 5 maggio scorso che secondo l’ultimo report appena pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco sulla spesa nel 2025 la spesa del servizio sanitario nazionale per i farmaci (quelli gratuiti e quelli per i qual si paga il ticket) ha avuto nel 2025 una nuova impennata ed ha oltrepassato i 25 miliardi. Quindi si parla di una possibile revisione del prontuario.
(per l’articolo completo di Marzio Bartoloni vedi:
https://www.ilsole24ore.com/art/farmaci-spesa-schizza-sopra-25-miliardi-revisione-prontuario-pista-AITk23qC)
Nel rapporto si commenta che l’impennata è “legata innanzitutto a una domanda di salute che esplode con l’invecchiamento della popolazione – anche in altri Paesi europei la spesa per i farmaci corre, sottolinea la stessa Aifa – e in cui pesa l’arrivo di molti farmaci innovativi e terapie per malattie rare spesso costose che sono state approvate ma che ora presentano il conto.”
Tutto questo-commentiamo noi a nostra volta- non è una novità sono praticamente 80 anni che si sapeva che il baby boom del dopoguerra avrebbe prodotto una crescita della popolazione anziana. Quindi non c’è da meravigliarsi ma da provvedere.
E non certo con una revisione del prontuario in senso restrittivo. Anzi è facile vedere che molti farmaci ,sebbene siano necessari per la salute, sono a totale carico del cittadino. Qualcuno pensa che antinfluenzali e antipiretici o farmaci per disturbi gastrointestinali (solo per fare alcuni esempi ma ce ne sarebbero altri da riempire una pagine) li prendiamo per divertimento o come dessert a fine pasto? Eppure ce li paghiamo tutti. E allora il prontuario va ampliato, non ristretto. Su tale problematica ci batteremo a fondo visto che la classe politica da questo orecchio non ci sente. E gli anziani li vede solo come un peso sociale.
Inoltre, Governo e Parlamento dovrebbero interessarsi dei soggetti “incapienti” (per lo più sono i pensionati a basso reddito) che non possono scaricare nemmeno quel 19% di spese mediche se un anno si trovano a superare il tetto delle loro ritenute Irpef. Risultato paradossale! Ancor di più il fatto che non si possa spalmare la detrazione in più anni se non per cifre particolarmente rilevanti. Difficile da capire la ratio legis.
Inoltre, se siamo consapevoli che l’aspettativa di vita cresce, perché non alzare anche l’età dalla quale si è esclusi dagli screening oncologici? Già perché ?
C’è poi un aspetto del sistema sanitario che deve essere strettamente collegato alla crescita della popolazione anziana. L’istituto dell’infermiere di comunità.
Nel sito della Regione Toscana si legge che “L’infermiere di famiglia e comunità è responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e comunitario e, attraverso una presenza continuativa e proattiva, assicura l’assistenza infermieristica in collaborazione con gli altri professionisti presenti nella comunità, facilitando l’accesso appropriato e tempestivo ai servizi dopo una valutazione dei bisogni dei singoli e della famiglie. Le sue funzioni sono in fase di rapida implementazione ed evoluzione.
Può essere attivato dal MMG/PdF (MMG = Medico di medicina generale/medico di base) oppure dal parente o il caregiver che può recarsi personalmente per l’attivazione presso i Punti Unici di Accesso (PUA) o i servizi infermieristici di zona, con la richiesta, su ricettario regionale, del medico”.
Avere un’assistenza sempre più centrata sulla persona e sulla comunità è importante specie per la popolazione anziana e per i disabili.
Tuttavia, servono risorse adeguate per avere una disponibilità infermieristica.
Ci sono anziani non autosufficienti per i quali non basta la badante e occorre una presenza frequente di assistenza domiciliare di un infermiere.
Ma ci sono anche questioni di minore rilievo che però creano disagio negli anziani come coloro che per fare una serie di punture intramuscolo hanno speso 15 euro a iniezione non essendoci infermieri disponibili nemmeno andando presso le strutture territoriali Asl. In questo caso (realmente accaduto) non era possibile nemmeno usufruire di una struttura del volontariato perché aveva superato il budget stabilito dalla SDS.
Ma tornando alle linee generali, merita ribadire quanto sia importante la figura dell’infermiere di comunità, come punto di riferimento per i cittadini, facilitando l’accesso ai servizi, intercettando i bisogni e lavorando in integrazione con il territorio.
Sui temi della sanità, il 7 gennaio scorso abbiamo realizzato un’intervista con l’Assessora al regionale al diritto alla salute e al welfare Monia Monni. Ne riportiamo una parte relativa ai problemi della popolazione anziana.
L’innalzamento dell’età media porta a una crescita dei bisogni. E anche i progressi della medicina ingenera nuovi bisogni. Come possiamo farvi fronte?
Monni: Servono scelte chiare e una visione di medio-lungo periodo. I progressi della medicina sono una conquista, ma richiedono investimenti e un’organizzazione capace di reggere il cambiamento. In Toscana stiamo investendo sia sugli ospedali che sul territorio, pur in un quadro nazionale che negli ultimi anni ha visto una progressiva riduzione delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo aperto importanti cantieri di ristrutturazione e ammodernamento, tra i quali quelli di Cisanello e delle Scotte, e a breve partiranno alcuni dei nuovi interventi programmati, come quelli dell’ospedale di Borgo San Lorenzo e del nuovo pronto soccorso del Nuovo San Giovanni di Dio. Parallelamente stiamo mettendo a terra i progetti del PNRR, a partire dalle Case della Comunità, che sono il perno della sanità di prossimità. È così che teniamo insieme innovazione, sostenibilità e un principio che per noi resta non negoziabile: la salute non può dipendere dal reddito”.
Prendiamo atto favorevolmente di queste dichiarazioni ma aggiungiamo che occorre riempire di contenuti le Case della Comunità. Occorre un’interlocuzione più forte ed più continua tra medici di famiglia e pazienti. Occorre che ci siano possibilità di visite specialistiche e di esami clinici senza costringerci agli attuali spostamenti che talora sono anche in aree assai distanti. Occorre che ci siano in numero adeguato infermieri e assistenti sociali con particolare riferimento alle situazioni di disabilità ma anche a quelle di fragilità che caratterizzano, in particolare, la popolazione anziana.
Gabriele Parenti