Nel 1897, mentre l’Europa celebrava i fasti della Belle Epoque e si apprestava a suicidarsi in un delirio di onnipotenza, a Lisieux, che era allora un angolo dimenticato della provincia francese, una ragazza poco più che ventenne si accingeva al volo più audace: quello verso la vita ultraterrena.

Teresa Martin aveva saputo cogliere il tempo delle piccole cose. Una breve vita, vissuta all’interno di un chiostro, apparentemente priva di elementi drammatici. Eppure la sua Storia di un’anima mostra il faticoso cammino per vivere il paradosso cristiano, per osservare il mondo da un punto di vista rovesciato che non porta alla negazione della vita, ma ne coglie nuovi e pregnanti aspetti. E’ il valore emozionale delle “piccole cose”, quelle stesse che la civiltà dell’usa e getta, intrinsecamente disprezza.

Il 15 ottobre 2023 Papa Francesco ha pubblicato l’Esortazione apostolica C’est la confiance dedicata appunto a S.Teresa di Lisieux elevata agli onori degli altari il 17 maggio 1925 e proclamata Dottore della Chiesa (la terza donna dopo S.Caterina da Siena e S.Teresa d’Avila). Dal 1944 è co-patrona della Francia.

«C’est la confiance et rien que la confiance qui doit nous conduire à l’Amour»: «È la fiducia e null’altro che la fiducia che deve condurci all’Amore!». [1] Così inizia l’Esortazione apostolica di Papa Francesco il quale osserva che “Queste parole così incisive di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo dicono tutto, sintetizzano il genio della sua spiritualità e sarebbero sufficienti per giustificare il fatto che sia stata dichiarata Dottore della Chiesa. Soltanto la fiducia, “null’altro”, non c’è un’altra via da percorrere per essere condotti all’Amore che tutto dona. Con la fiducia, la sorgente della grazia trabocca nella nostra vita, il Vangelo si fa carne in noi e ci trasforma in canali di misericordia per i fratelli”.

Poi l’Esortazione spiega, citando S.Teresa: “È la fiducia che ci sostiene ogni giorno e che ci manterrà in piedi davanti allo sguardo del Signore quando Egli ci chiamerà accanto a sé: «Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi. Voglio dunque rivestirmi della tua propria Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te stesso». [2]

Papa Francesco rileva anche che “Teresina è una delle sante più conosciute e amate in tutto il mondo. Come succede con San Francesco di Assisi, è amata perfino da non cristiani e non credenti. È stata anche riconosciuta dall’UNESCO tra le figure più significative per l’umanità contemporanea. [3]

Non sono in grado di sintetizzare questa splendido documento pastorale di Papa Francesco perché ogni sintesi finirebbe per impoverirla e farebbe venir meno quella concatenazione che lo rende così pregnante nel senso che è denso di insegnamenti sulla base della vita di S.Teresa e della sua Storia di un’anima. E ha anche un forte un impatto emotivo.

Quindi consiglio di leggerlo integralmente e rinvio a:

https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231015-santateresa-delbambinogesu.html

Mi limito solo a sottolineare due parti che mi sono apparse particolarmente significative.

Nel capitolo L’amore più grande nella più grande semplicità Papa Francesco rileva che “alla fine della Storia di un’anima, Teresina ci regala la sua Offerta come Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso. [58] Quando lei si è consegnata pienamente all’azione dello Spirito ha ricevuto, senza clamori né segni vistosi, la sovrabbondanza dell’acqua viva: «I fiumi o meglio gli oceani di grazie che sono venuti a inondare la mia anima». [59] È la vita mistica che, anche priva di fenomeni straordinari, si propone a tutti i fedeli come esperienza quotidiana di amore”.

E aggiunge che “Teresina vive la carità nella piccolezza, nelle cose più semplici dell’esistenza di ogni giorno, e lo fa in compagnia della Vergine Maria, imparando da lei che «amare è dare tutto e donar se stessi». [60] Infatti, mentre i predicatori del suo tempo parlavano spesso della grandezza di Maria in maniera trionfalistica, come lontana da noi, Teresina mostra, a partire dal Vangelo, che Maria è la più grande del Regno dei Cieli perché è la più piccola (cfr Mt 18,4), la più vicina a Gesù nella sua umiliazione. Lei vede che, se i racconti apocrifi sono pieni di episodi appariscenti e meravigliosi, i Vangeli ci mostrano una vita umile e povera, trascorsa nella semplicità della fede. Gesù stesso vuole che Maria sia l’esempio dell’anima che lo cerca con una fede spoglia”. [61]

Poi nel paragrafo 37 dello stesso capitolo un episodio emozionante che fa subito pensare alla perfetta letizia di S.Francesco riportato da Papa Francesco il quale cita un episodio tratto da un manoscritto della Santa che testimonia alcuni momenti di grazia vissuti in mezzo alla semplicità di ogni giorno. Scrive S.Teresa:

«Una sera d’inverno compivo come al solito il mio piccolo servizio, faceva freddo, era buio… A un tratto udii in lontananza il suono armonioso di uno strumento musicale: allora mi immaginai un salone ben illuminato tutto splendente di ori, ragazze elegantemente vestite che si facevano a vicenda complimenti e convenevoli mondani; poi il mio sguardo cadde sulla povera malata che sostenevo; invece di una melodia udivo ogni tanto i suoi gemiti lamentosi, invece degli ori, vedevo i mattoni del nostro chiostro austero, rischiarato a malapena da una debole luce. Non posso esprimere ciò che accadde nella mia anima, quello che so è che il Signore la illuminò con i raggi della verità che superano altamente lo splendore tenebroso delle feste della terra, che non potevo credere alla mia felicità… Ah, per godere mille anni di feste mondane, non avrei dato i dieci minuti impiegati a compiere il mio umile ufficio di carità». [63]

Termino con questa notazione personale: ogni volta che a Firenze mi trovo a passare per Borgo Pinti penso a quando nel 1887 la quindicenne Teresa si recò alla Chiesa in cui era sepolta S. Maddalena de’Pazzi. L’episodio è narrato da Giovanni Papini che aveva allora sette anni e sentì una ragazzina con accento francese che insieme al padre e alla sorella cercava la Chiesa. Papini si offrì di accompagnarli e la giovinetta, pareva la più impaziente di giungere alla Chiesa”.

Nel raccontare questo in Passato remoto (1948) Papini rivela che “molti e molti anni dopo”, un amico prete gli dette da leggere una biografia di Santa Teresa di Lisieux, e apprese, con meraviglia, che proprio nell’autunno di quell’anno era venuta a Firenze nella Chiesa di Borgo Pinti. Un incontro avvolto da un’aura mistica descritto in modo delicato in una strada appartata, quasi nascosta che ha qualcosa di prodigioso, perché sembra quasi preludere alla futura conversione (1921) dello scrittore fiorentino che fece sensazione, date le sue precedenti posizioni anticattoliche.

Scrive ancora Papini in Passato remoto:

“L’incontro con quei tre stranieri mi era  rimasto lungamente impresso […] E spesso mi vien fatto di pensare, perdoni Dio questo pensiero se è figlio di superbia, che il sorriso di Santa Teresa mi abbia accompagnato, senza che io lo sapessi, fino ai misteriosi giorni di una più potente Grazia”.

Gabriele Parenti

Le note sono quelle dell’Esortazione Apostolica e ho mantenuto la stessa numerazione

[1] Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, Opere Complete. Scritti e ultime parole,LT 197, A suor Maria del Sacro Cuore (17 settembre 1896), Roma 1997, 538.

Per la versione italiana degli scritti della Santa si fa sempre riferimento a tale edizione, che utilizza le seguenti sigle: Ms A: Manoscritto “A”; Ms B: Manoscritto “B”; Ms C: Manoscritto “C”; LT: Lettere; P: Poesie; Pr: Preghiere; PR: Pie Ricreazioni; QG: Quaderno giallo di Madre Agnese; UC: Ultimi Colloqui.

[2] Pr 6, Offerta di me stessa come Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso del Buon Dio (9 giugno 1895): 943.

[3] Per il biennio 2022-2023, l’UNESCO ha inserito Santa Teresa di Gesù Bambino tra le personalità da celebrare, in occasione del 150º anniversario della nascita.

[58] Cfr Pr 6: 941-943.

[59] Ms A, 84r: 210.

[60] P 54, 22: 726.

[61] Cfr ibid., 15: 725.

[63] Ms C, 29vº-30rº: 269.