Il 24 dicembre 2025 vigilia di Natale è giunta la notizia che sei giorni prima un barcone partito dalla Libia con a bordo uomini, donne e bambini a bordo è affondato. Sono morte 116 persone e un solo superstite.
La notizia è stata data per un paio di giorni negli organi d’informazione. Poi non si è saputo più niente.
Chi erano? Da dove venivano? Sono stati recuperati dei corpi?
Ormai le stragi di migranti sono divenute qualcosa che può essere ignorato, non suscitano né sdegno né emozioni. I mass media hanno dedicato gli ultimi giorni di dicembre alle festività, alla gastronomia, alla manovra finanziaria, al traffico, alle condizioni meteo.
Eppure si dovrebbe pensare concretamente a un’intesa europea per fare in modo che simili tragedie non abbiano a ripetersi. Anche pattugliando il Mediterraneo centrale per essere pronti a portare soccorsi.
Nel 2025 116 vite spezzate che si aggiungono alle oltre 1700 del 2025 nel Mediterraneo.
Mons. Perego presidente della Fondazione Migrantes della Cei ha osservato che profughi e profughe cercano salvezza. Ma trovano la morte. Giustamente Mons. Perego esorta a difendere prima le persone e poi i confini.
Siamo a inizio anno, periodo dedicato ai buoni proposito. Ebbene, è l’ora la classe politica e l’opinione pubblica europea si propongano di agire concretamente per un ampio presidio in quell’area del Mediterraneo che consenta di intervenire tempestivamente per salvare chi è in difficoltà.