Da qui il titolo: data di scadenza, come un countdown implacabile… ma l’amore, i valori, la determinazione, il coraggio hanno una data di scadenza? “No – risponde la giornalista e scrittrice Luisa Petraroli – quelli restano per sempre profondi, intensi e inalterati nel cuore, e ci giungono forti e diretti dalle righe di questo racconto autobiografico”.
Chiunque si è trovato in situazioni analoghe conosce l’alternarsi di stati d’animo: trepidazione, speranze, disillusioni. Sa cosa vuol dire trovarsi con il cuore straziato a svolgere la routine quotidiana, conosce le attese spasmodiche del risultato di analisi o di incontri con i medici.
“Eri carico di fili e di macchine attaccate – scrive Lucia Petraroli – di beep strazianti, non potevo avvicinarmi […] capivi, hai sempre capito tutto, ma non dicevi parola alcuna, che avrei voluto tanto tu potessi aprirti di più. Ma tu ci proteggevi sempre e non proferivi mai parola che potesse turbarci”.
Allora “La disperazione prese il sopravvento, uscii da quella stanza in lacrime, piena di quel futuro incerto che mi aspettava e la necessità di non staccarmi mai più da te”.
E Lucia si fa interprete di quello che molti, nel momento dell’angoscia, dello sconforto hanno pensato come in una sorta di preghiera silenziosa. “Avrei voluto essere io al tuo posto, avrei voluto donarti tutti i miei organi in quei dieci anni, avrei voluto tu fossi ancora qui con me. Ciò che venne dopo è scandito dal tempo, dall’orologio della vita”.
Questo è un tema particolarmente rilevante per noi della Fap Acli che siamo da tempo impegnati per la conservazione e la valorizzazione della memoria. In un tempo in cui tutto avviene in tempo reale e tutto viene dimenticato. Lucia Petraroli – nota telegiornalista sportiva– ci conduce nei risvolti della memoria. Ricorda che anche il suo interesse per il calcio è legato alla figura del padre. “Mio padre- scrive – adorava il calcio, ci ha giocato fin da bambino che era nei pulcini del Milan ed era anche bravo. Anni di partite e allenamenti, di borsoni e domeniche al campo. Poi la giacchetta nera. Fischio in mano, e diventò passione fare l’arbitro. Che io ero piccina e mi ricordo quando partivi per l’ennesima partita e i tuoi racconti che parlavano di giornate a dirigere il traffico sul rettangolo verde”.
Il racconto si dipana quindi in epoche diverse. Il matrimonio dei suoi genitori, gli inizi della sua passione per il calcio, i soggiorni a Viareggio e al Giglio e vari altri momenti vissuti nei quali immergerci grazie a una narrazione sempre intensa che coinvolge e appassiona.
Un ultimo aspetto significativo: mi incuriosiva quella copertina così intrigante e misteriosa. Con quale significato? Lucia Petraroli ha spiegato:
“Anni passati dietro la tenda del salotto di casa a fare finta di non esserci, non dare noia, perché c’era altro a cui badare, di più importante. Oggi comprendo, ho compreso, ma allora non potevo.
E quelle cioccolate portate con tanto amore nel mio rifugio furono vita.
Lei è Mirina. Una mamma, la mia seconda mamma. La nostra tata”.
A proposito dei ricordi della sua infanzia Lucia Petraroli sottolinea: “se ne ho uno ancora nella memoria lo devo a te, ai tuoi racconti infiniti che non ti stancavi mai di ricordarmi”.